ARFID VS ANORESSIA NERVOSA

Perché ARFID non è una questione di immagine corporea


Quando si parla di disturbi dell’alimentazione si pensa subito alla relazione con il proprio corpo e alla paura di ingrassare. Di conseguenza l'ARFID viene interpretato come una forma lieve di anoressia nervosa.

Comprendere l’ARFID, ossia il Disturbo da evitamento o restrizione dell’assunzione di cibo, significa prima di tutto spogliare il piatto dal peso dell’immagine corporea. Sebbene dall’esterno un piatto lasciato a metà o un calo di peso significativo possano sembrare sintomi identici, le dinamiche psicologiche che li generano sono completamente diverse.

Due logiche distinte

Nell’anoressia nervosa il cibo diventa il terreno su cui si gioca la percezione di sé. La restrizione alimentare è guidata da una preoccupazione profonda e costante per il peso, vissuta come un obiettivo da raggiungere o una misura del proprio valore. La bilancia e l’immagine allo specchio determinano lo stato d’animo, la gestione delle emozioni e il senso di controllo sulla propria vita.

L’ARFID opera secondo logiche del tutto differenti, in cui l'estetica, la forma fisica e la paura di ingrassare non entrano mai in gioco. La restrizione o l’evitamento del cibo non nascono dal desiderio di modificare la propria figura, ma da meccanismi legati alla percezione sensoriale, all’ansia o alla regolazione dello stimolo della fame.

Difficoltà a tavola

o ansia per il corpo?

I disturbi di alimentazione non sono tutti uguali.

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Riconoscere le motivazioni essenziale per la cura

La distinzione tra l'ARFID e l'anoressia nervosa ha ricadute enormi sulla vita quotidiana e sul percorso di cura. Ritenere che l’ARFID sia legato all’immagine corporea genera spesso incomprensioni dolorose nei contesti familiari, scolastici o persino sanitari. Sentirsi dire di doversi accettare per come si è o di non doversi preoccupare del proprio peso risulta del tutto inefficace e straniante per chi sta lottando contro la paura di soffocare con un boccone o contro la nausea provocata dalla consistenza di un alimento.

Riconoscere e affermare con chiarezza che l’ARFID non è una questione di immagine corporea è il primo passo per consapevolizzare e per abbattere lo stigma, evitare diagnosi errate e garantire a chi ne soffre un ascolto empatico e un supporto specialistico mirato.

I contenuti presenti in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico o di un professionista della salute mentale.

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